Prosa

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Introduzione

1995-1996

1996-1997

1999-2000

Sezione Prosa
Classi elementari
Premiati

LE VACANZE DI GIULIA E ...

Vi sto per raccontare la storia di una ragazza di nome Giulia e del suo gattino Furbino. Vi immaginerete già dal nome che si tratta di un micio molto furbo, intelligente, giocherellone, simpatico e biricchino. Invece la sua padroncina Giulia è calma, serena, con occhi azzurri e capelli rossicci.
Tutto incominciò quando la scuola finì e i bambini ricevettero le pagelle. Giulia andava molto bene a scuola infatti ebbe tre dieci e due nove. Giulia però non era molto contenta, non di certo per via dei voti, ma perché era da tanto tempo che non andava in vacanza. Tutti i suoi compagni andavano in vacanza, ma lei no. I suoi genitori non avevano tempo: erano troppo indaffarati con il lavoro. Giulia era  seduta sul suo letto e pensava: „Se almeno potessi andare dai nonni!“. Ad un tratto sentì bussare alla porta. „Avanti” disse Giulia. Entrò la mamma che le domandò perché fosse triste. „Tutti i miei amici vanno in vacanza, ma io no” rispose Giulia.
„Sai, ci sarebbe una possibilità per andare in vacanza!“ disse la mamma. „E sarebbe?” “Potresti prendere il treno ed andare dai nonni. Ma purtroppo devi andare da sola. Te la senti di partire da sola?” „Si. Ma prima si deve comprare il biglietto!“ Giulia e suo padre andarono a comprare il biglietto. Quando ritornarono Giulia gridava contenta: “Il treno per andare dai nonni parte domani alle 15:30!“ Quando arrivò il giorno tanto atteso, la madre di Giulia le spiegò, che quando il treno si sarebbe fermato per la quarta volta allora doveva scendere. Li l'avrebbe attesa i nonno Grigio e la nonna Rosa. Il campanile suonò le 15:00. La madre disse a Giulia: „Buon viaggio e divertiti!” Giulia camminò con suo padre verso la stazione.
Arrivati il padre ripeté a Giulia quando doveva scendere. „Mi raccomando la quarta volta!“
„Non preoccuparti, ciao!“
„Ciao figlia mia.“
Sul treno Giulia ripeteva fra sé: „Quarta volta, quarta volta, quarta volta...“
li tempo passò in fretta e il treno si fermò per la terza volta e poi la quarta.  Giulia scese dal treno e davanti a lei c'erano i nonni con un pacco gigantesco. Giulia corse dai nonni abbracciandoli forte forte.
Giulia chiese dopo che si erano abbracciati abbastanza che cosa ci fosse dentro l'enorme pacco e per chi fosse. E' per te, mia cara bambina“ risposero i nonni. „Per me? Oh grazie nonna, grazie nonno.“
Giulia aprì il pacco e dentro c'era uno stupendo piccolo e tenero micino. Giulia era molto contenta e chiese alla nonna se sapesse un nome per il micino, ma la nonna non gli aveva dato alcun nome. Il micio era di un manto tigrato rossiccio, nocciola e nero e aveva il nasino rosa con due occhi furbi color  nocciola, le zampine ed il musetto bianchi. Era proprio uno stupendo micio. Giulia sentiva di avere un piccolo tesoro tutto per sé. Però dopo le venne in mente che non sapeva se la mamma avrebbe accettato un micio in casa. La nonna le disse di non preoccuparsi perché le aveva già chiesto lei il permesso. Così andarono tutti a casa, per la verità era una capanna nel bosco. La capanna era molto bella, con molti alberi e fiori. Dietro  alla capanna c'era un giardino mezzo orto. Era ormai tardi ed ora di cenare e dopo di andare a letto. Vicino al letto c'era una cuccia per il gattino. Giulia la mise dentro e il gattino si mise a sonnecchiare. Al mattino quando Giulia si svegliò non trovò il suo micio dentro la sua cuccia. „Oh mamma mia dove si è cacciato!“ Giulia scese le scale di corsa per andare dalla nonna a chiederle dove fosse il gattino. La nonna le disse di non preoccuparsi perché si sarebbe fatto vivo presto. Quando Giulia entrò nella cucina per bere il suo latte si accorse che non c'era più e vicino alla ciotola c'era il gattino con i baffi umidi. Immaginerete quello che immagino io? Esatto, il micio si era scolato la tazza di latte. „Sei proprio un birbone! Nonna hai ancora dei latte caldo? Il gattino si è scolato la mia tazza!“ chiese Giulia stupita. Dopo aver fatto colazione  chiese alla nonna di poter mangiare fuori in giardino con il gattino. Arrivata l'ora del pranzo Giulia portò fuori una coperta, una torta al cioccolato, dei bicchieri, le bevande e naturalmente una ciotola con latte per il gattino. Quando incominciarono a mangiare, il gattino si alzò sulle quattro zampe e inseguì una farfalla. Era molto buffo. Tutti si misero a ridere a crepapelle. Dopo aver rincorso la farfalla il gattino rincorse un  grillo e poi una coccinella. Era instancabile e molto curioso di tutte le cose che si muovevano. Voleva addirittura inseguire un'ape. L'ape però sorvolò sopra la coperta piena di cose buone e allora il gattino saltò sopra per acciuffarla. Vi potete immaginare che bel pasticcio combinò. Il mattino dopo, come al solito, il gattino aveva preceduto Giulia. Un giorno Giulia e il micio andarono nel bosco e visto che Giulia non voleva che  il gattino si cacciasse nei guai lo legò ad un guinzaglio. Ma la passeggiata non andò bene come Giulia sperava! Il gattino vide un coniglio e gli corse dietro e Giulia poverina dietro di lui. Aveva ancora il guinzaglio  in mano e il gattino correva come il vento. Corse per quindici minuti. Vi immaginerete la faccia di Giulia quando tornò a casa. Era sfinita. Si stese sul divano con un asciugamano bagnato piegato sulla fronte. Una  settimana dopo Giulia volle fare il bagnetto al micio che però non fu d'accordo e ne combinò un'altra delle sue. Appena Giulia lo mise dentro la vasca piena d'acqua scappò fuori e corse sul fango e dopo rientrò in casa. Che disastro aveva combinato! Giulia dovette assieme alla nonna ripulire la casa. Tre settimane dopo Giulia doveva ritornare a casa. La nonna e Giulia fecero le valige. Giulia domandò alla nonna se nel treno potevano entrare anche i gatti. Arrivò il giorno della partenza. Erano le otto e mezzo. Giulia salutò la nonna e si avviò con il nonno alla stazione. Quando il treno stava per partire Giulia salutò il nonno e anche questa volta Giulia pensò fra sé: „Quarta volta, quarta volta…” Il treno si fermò quattro volte. Ad aspettarla c'era la  mamma ed il papà, si abbracciarono e si coccolarono. La mamma accarezzò il micio e tutti e quattro entrarono in macchina e quando arrivarono a casa Giulia raccontò le sue vacanze dai nonni e alla fine disse: „Ora finalmente ho un nome per il gattino! Lo chiamerò Furbino!“

            Primo classificato
            NICOLETTA VIDOTTO
            Flattichschule
            Classe V

LA LATTINA DI COCA  COLA

 Ciao! Mi chiamo CocaCola e abito in uno scaffale, al negozio „Lidl”.
Sono vissuta felice finché un giorno successe una disgrazia: fui comprata da un ragazzo che, dopo avermi pagata, corse fuori dalla sua mamma che lo accarezzò sulla testa, lo prese per mano incomincio a camminare verso casa.
A casa c'era anche un cane che abbaiava forte: povere le mie orecchie.
Il ragazzo che era molto agitato mi aprì e mi bevve così velocemente che dopo poco mi sentivo un po' vuota nello stomaco.
Dopo che il ragazzo ebbe finito, mi diede al suo cane che comincio subito a giocare a dare i morsi.
Mi sentivo male. Stavo così bene nel negozio „Lidl“ e ora questo.
Dopo un po' la mamma dei bambino mi prese e mi buttò con un lancio forte sulla strada.
Erano già tre giorni che stavo qui per terra, ero quasi morta.
All'improvviso un giorno venne una cara vecchietta che mi alzò, mi pulì e m mise nella sua borsa.
Ero davvero curiosa di sapere dove mi portasse.
All'improvviso la signora si fermò, mi pese e mi mise vicino a tante lattine di CocaCola.
Ora avevo capito che la signora collezionava le lattine. Da quel giorno fui contenta e felice con la mia famiglia.

            Secondo classificato:
            MARIANA TIZZANO
            Albert Schweitzer Schule
            Classe V

L'AMICIZIA

 Un amico non deve essere per forza una persona.
Può essere un albero, un ruscello oppure il sole. Certe volte, quando mi sento sola e ho paura o sono triste, vado in un prato, sotto un albero. Ad un tratto non mi sento più sola.  Mi sembra che l'albero mi voglia proteggere con i suoi rami, come se lui fosse il mio amico. Allora non ho più paura. Quando l'acqua del ruscello sbatte vicina a una pietra o quando l'acqua scroscia mi sembra che mi voglia cantare una canzone.
Allora non mi sento più triste. Quando guardo su nel cielo mi sembra che il sole mi sorrida e non mi sento più sola, mi sento felice. Per quello anche se non ho una persona accanto a me, non sono mai sola. Perché un  amico non deve essere per forza una persona; può essere un albero, un ruscello, il sole e tante, tante altre cose.

            Terzo Classificato:
            CLELIA PADRICELLI
            Friedrich Schiller Gymnasium
            Classe V

Sezione Prosa
Classi medie
Premiati

LA MINIERA

Tic, tac, tic, tac...
In un  piccolo paese di nome Avetrana questa notte Luigi, un ragazzino di otto anni, non riusciva ad addormentarsi. Domani sarebbe stato il suo primo giorno di lavoro. La mamma gli aveva raccomandato di andare a letto subito, perché  avrebbe dovuto alzarsi presto. Luigi era molto nervoso, pensava: „Come sarà il lavoro? Chissà se ci saranno altri ragazzi della mia età e se troverò fra loro degli amici”. Lo sperava tanto, dato che adesso non avrebbe potuto giocare più con i bambini che abitavano di fronte a casa sua.
„Luigi, Luigi alzati, sono le cinque!“ Il ragazzo saltò fuori dal letto, si lavò, si vestì, fece colazione. E appena fu pronto, con suo padre si mise in cammino per  la miniera. Arrivati, il padre lo presentò al padrone: questi lo portò da un altro operaio, che doveva far vedere a Luigi il suo posto di lavoro. Il nuovo compagno dei ragazzo si chiamava Filippo.
Filippo aveva la stessa età di suo padre, aveva tre figli ed era molto gentile con Luigi. Così il ragazzino si sentiva a suo agio. Dopo aver chiacchierato un po', i due si misero a lavorare. Luigi doveva prendere dei grandi sassi che stavano nella cava e metterli su un carretto: Filippo poi li trasportava fuori dalla cava.
Intanto si era fatto mezzogiorno e gli operai andarono a mangiare. Solamente il piccolo Luigi non era ancora arrivato. Tutti incominciarono a preoccuparsi, ma  il padre rispose: „Luigi è grande, non avrà sicuramente fame, e sarà andato a guardarsi un po' intorno“. Così gli uomini continuarono il loro pasto. Tutto ad un tratto si sentì il rumore di un crollo dentro la cava „Dio mio Luigi!“  esclamò il padre. Saltò in piedi e corse verso la miniera. Gli altri operai lo seguirono.
Quando vi arrivarono, videro che si trattava solamente di una piccola frana.
Ma il vero problema era che Luigi mancava.
Tutti si misero a cercarlo. „Luigi, dove sei?“ gridava Filippo, che si sta preoccupando molto per il ragazzo.
Dopo aver cercato per tutta la cava senza trovare nessuno, andarono nella miniera vicina. Quando vi arrivarono, videro tanti uomini in cerchio. Il padre di Luigi, preoccupato, si fece posto tra la gente e vide un piccolo bambino che era addormentato su un carretto: era Luigi!

            Primo classificato:
            STEFANIA CHIMIENTI
            Auberlen Realschule Fellbach
            Classe IX

NON MI HA DETTO NEANCHE ADDIO

Eravamo nella  mia stanza, io e lei, lei era affacciata alla finestra e aspettava, le valige erano pronte, messe lì vicino al letto. Lei piangeva e si mangiava le unghie. Sentivo mia madre che gridava nella stanza accanto con mio fratello. Mia sorella era alla finestra, perché stava aspettando un taxi, se ne stava andando di casa. Lei aveva solo quindici anni, ma non sopportava mia madre, perché le rendeva la vita impossibile. Ad un tratto disse: „E’ arrivato!” Prese la valigia, aprì la porta e se ne andò. lo rimasi sola nella stanza e mi resi conto che lei non c'era più e mi domandai: „Che cosa ci può fare lei, se io le voglio bene più di quanto lei ne vuole a me?“ Raccolsi un po' di cose che  aveva lasciato a terra: un libro, un portachiavi e un beauty case e buttai tutto nella spazzatura accanto al letto. Mi sedetti e cominciai a fare i compiti di matematica. Circa un'ora dopo venne mia madre nella stanza, ed io ero  ancora nello stesso esercizio con cui avevo cominciato. Lei mi domandò con una voce molto arrabbiata se sapevo dove era rimasta mia sorella, ma io le risposi che sapevo solo che era andata a comprare un quaderno, lei guardò l'orologio e disse che erano le otto di sera e i negozi dovevano aver chiuso da due ore.
Le sue ultime due parole furono: „L'ha rifatto!“
A quelle due parole mi sono spuntate le lacrime agli occhi. Mia sorella se ne era  andata e non sarebbe più venuta, sarei rimasta sola.
Adesso dovevo mangiare senza di lei, fare i compiti senza di lei, tutto senza di lei. Dopo circa due ore arrivò mio
padre. Quando mia madre gli disse quello che era successo lui rispose: „Sapevamo tutti che sarebbe successo, ritornerà.“ E si fece un Martini.
Mia madre diventò molto isterica, prese la borsa e se ne andò. Un'ora dopo ritornò e ci raccontò che non l'aveva trovata e che alla  polizia l'avevano presa per pazza.
Da quella sera tutto nella mia famiglia è cambiato, mia madre non esce più di casa, mio padre non entra più in casa, lo sono stata bocciata due volte di fila, mia sorella non è più ritornata, non sappiamo se sia viva o morta, sono ormai più di due anni che è andata a comprare quel quaderno e l'ultima volta che l'ho vista con quella valigia lei piangeva e quando se ne è andata non mi ha neanche detto addio. Ancora oggi io le voglio molto bene.

            Secondo classificato:
            GIUSEPPINA TROPEA
            Silcher Schule
             

IO E LA MIA MAMMA:
UN RICORDO DA SALVARE

La mia mamma: non la conoscerò mai fino in fondo!
E' proprio imprevedibile! Ha un carattere molto, molto forte, ma essendo molto generosa, affettuosa e col suo sorriso solare che fa sciogliere ogni ghiaccio, non si riesce mai a prendersela con lei per molto tempo!
Le voglio un bene da morire e mi dispiace molto di non trovare più volte il coraggio di dirle: „Mamma, ti voglio bene!“ Sembra così facile, ma non lo è sempre!
Spesso litighiamo per delle cretinate: io non riesco ad accettare il suo punto di vista verso i problemi o le gioie che una ragazza della mia età possa avere, e lei non cerca di venirmi  incontro. Penso che questi conflitti esistano fra quasi tutte le mamme e le figlie!Poi ci sono questi momenti felicissimi quando ci comportiamo come due ragazzine, ridendo per ogni cosa come due bambine piccole; quando lei mi racconta della sua vita, la sua infanzia, come ha conosciuto mio papà...
Lo so, che sono importante per lei (ogni figlio dubita ogni tanto se i genitori gli vogliano  veramente bene), ma ho capito che lei mi vuole davvero molto bene, da quando lei per la prima volta mi ha spiegato il suo comportamento quando ha saputo di essere incinta e di diventare un'altra volta mamma a quarantadue anni: il  dottore le aveva detto che la gravidanza poteva essere abbastanza rischiosa per la sua vita. Con questo voleva in qualche modo accennare che esisteva anche la possibilità di interrompere la gravidanza. Mia mamma mi ha raccontato,  che non ha mai sprecato un pensiero a questo intervento ben sapendo che poteva finire male per lei portando a termine questa gravidanza.
Ha chiesto di pensare al bambino (io) e di salvare me in caso che ci fosse qualche problema.
Per fortuna questo non è accaduto! Tutte e due eravamo sane e salve!
Mentre lei lo raccontava ho capito  può suonare ingenue e banale  che le devo la mia vita, e per questo le sono molto grata!
Spero di poter evitare questi piccoli „crash“ tra di noi, forse tutto si risolve con un po' di maturità in più da parte mia!
Comunque sono felicissima di avere questa „mia mamma”, che amo tantissimo e che spero di non deludere mai, perché c'è sempre la paura di non poterla soddisfare! Anche se lei non lo dirà mai! Strano poter scriverlo ma non riuscire a dirlo!

            Terzo classificato:
            ANETTE DE VITO
            Wirtschaftsgymnasium
            Classe XII/IV

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